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“UN RONDO’ NON VALE CENTINAIA DI POSTI DI LAVORO”
L’ASCOM CONTRO IL CENTRO COMMERCIALE ASPIAG DI PADOVA EST
“Un rondò non vale centinaia di posti di lavoro”.
L’Ascom Confcommercio di Padova non si nasconde i vantaggi che derivano al traffico di via San Marco dal nuovo rondò inaugurato ieri alla presenza del vicesindaco reggente Ivo Rossi, ma non intende nascondere la testa sotto la sabbia. “Dietro quel rondò – sottolinea Patrizio Bertin, vicepresidente vicario dell’Ascom – c’è l’ombra di un nuova grande struttura di vendita targata Aspiag Despar contro la quale non abbiamo mai mancato di esprimere la nostra più ferma opposizione”.  Un’opposizione che era diventata una nota circostanziata presentata già nel marzo scorso alla Provincia alla quale aveva fatto seguito anche un colloquio con la presidente della Provincia Barbara Degani e anche in quel frangente l’Ascom aveva ribadito la sua ferma opposizione a qualsiasi nuovo insediamento se non altro perché l’area risulta già ampiamente coperta da strutture analoghe. “Adesso – aveva dichiarato nei giorni scorsi Federico Barbierato, direttore generale dell’Ascom – ci troviamo di fronte alla decisione della Provincia che va in direzione diametralmente opposta alle nostre richieste”. “Il problema – aggiunge Franco Pasqualetti, vicepresidente dell’Ascom con delega al territorio – è che la politica continua a non cogliere il significato di tali scelte ed, anzi, accetta contropartite (qui il rondò, a Due Carrare la palestra, ad Abano la ciclabile ed il campetto di calcio) che sembrano andare incontro alle comunità locali lusingate, peraltro, dallo sbandieramento di diversi nuovi posti di lavoro”. Purtroppo la verità è invece un’altra. “Una recente indagine della Cgia di Mestre – aggiunge Bertin – ha documentato che a fronte di 21 mila assunzioni nella grande distribuzione si sono persi 130 mila posti nei negozi di vicinato.

Questo significa che ad ogni posto di lavoro creato dai grandi centri commerciali, se ne perdono sei nel piccolo commercio. Insomma, tra la crisi dei consumi e la diffusione della grande distribuzione, i piccoli vengono costretti a chiudere bottega e chi ci rimette è il contesto sociale attorno al quale sorgono questi mega insediamenti”.

“La politica – conclude Pasqualetti – deve aprire gli occhi: un nuovo centro commerciale non risolve i problemi, semmai li accresce e la disoccupazione è la conseguenza diretta di ogni grande struttura insediata sul territorio”.
Per questo un rondò non vale centinaia di posti di lavoro!

 

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