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di Paolo Padoan*
Un avviso per chi ha figli in età scolare e non sa cosa consigliar loro come futuro professionale: consigliategli di fare qualsiasi lavoro ma non di azzardarsi a fare il benzinaio.
Se infatti gli andrà bene patirà le pene dell’inferno per far quadrare i conti visto che non ricava nemmeno 4 centesimi per ogni litro venduto. Se gli andrà male finirà vittima di qualche balordo in vena di sparare per rubargli l’incasso (ma almeno i parenti avranno la consolazione di piangerlo martire), ma se gli andrà malissimo finirà sulle prime pagine dei giornali per qualche reale o presunta infrazione e verrà trattato alla stessa stregua di chi si macchia dei più orrendi crimini.
Ci scherzo un po’ su per cercare di stemperare la rabbia che monta tra i colleghi e che è la stessa rabbia che mi prende quando assisto alla criminalizzazione della categoria.
Intendiamoci: se in giro ci sono dei furbi è giusto che paghino ed, in questo senso, attendo fiducioso l’esito delle indagini in corso sui rilievi recentissimi di Padova, ma – mi chiedo – se i furbi sono altri?

Vedo di spiegarmi partendo da un aneddoto raccontato tempo fa da Francesco Totti il quale ha avuto modo di confessare che se non avesse fatto il calciatore avrebbe voluto fare il benzinaio. Per un motivo semplice: i benzinai “hanno” tanti soldi.
Per fortuna sua il “pupone” ha fatto il capitano della Roma perché altrimenti avrebbe maneggiato tanti soldi, ma in tasca gliene sarebbero rimasti tanto pochi.
La verità è che i soldi, quelli veri, se li dividono le compagnie petrolifere e lo Stato che, guarda caso, ogni volta che necessita di fondi mette il carico da undici sui carburanti. E anche quando le “emergenze” sono finite, le accise restano. Lo prova il fatto che su ogni litro di erogato c’è la sua bella tassa persino per l’Abissinia!
Lo stesso dicasi delle compagnie che tra contratti capestro, promozioni imposte (a danno dei già miseri guadagni di chi alla pompa ci lavora) e prezzi che salgono un giorno sì ed il successivo pure (a danno degli automobilisti che devono pagare e anche stare zitti), hanno anche il coraggio di atteggiarsi ad anime belle.
“Chi è senza peccato – ebbe modo di dire chi poi finì in croce – scagli la prima pietra”, ma anche senza scomodare il vangelo, va pur sempre ricordato che la presunzione di innocenza è tale finchè il giudice non dimostri il contrario.
Credo che il fondamentale diritto vada riconosciuto anche ai gestori che in questi giorni sono finiti nel tritacarne mediatico, ma in ogni caso credo che alla categoria vada riconosciuto di non essere quella “rovina famiglie” come in tanti hanno interesse a rappresentarla.
Una rondine, si diceva un tempo, non fa primavera. Ma nemmeno una presunta pompa manomessa (ma il gestore è in grado di manometterla?) fa di una categoria un concentrato di incalliti criminali!

*Presidente Gestori Impianti Carburanti Ascom Confcommercio Padova

 

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