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L’ASCOM: “MA COSI’ NON SI FAVORISCE LA FILIERA CORTA, SEMMAI LA CONCORRENZA SLEALE”

“Una cosa è il principio, un’altra è la pratica attuazione. E visti i pregressi non siamo per nulla convinti che gli abusi, che nel tempo sono stati ampiamente documentati dagli organi di controllo, non si ripeteranno”.
Patrizio Bertin, presidente dell’Ascom, mette i puntini sulle “i” di una deregulation sui farmer’s market che da oggi possono contare su disposizioni ancora più favorevoli.
Dal 25 agosto, infatti, si amplia il potenziale raggio d’azione dei farmer’s market (i mercati del contadino) che, grazie alle nuove norme, potrebbero trovare nei Comuni nuove sponde. I Comuni, infatti, potranno “definire modalità idonee di presenza e valorizzazione dei prodotti agricoli e alimentari a km zero, provenienti da filiera corta, e dei prodotti agricoli e alimentari derivanti da agricoltura bio, a ridotto impatto ambientale, di qualità”.
Scettici, per non dire decisamente contrari, i commercianti del settore ortofrutticolo.
“Nessuno di noi è contrario alla valorizzazione della filiera corta – precisa Michele Ghiraldo, presidente degli alimentaristi dell’Ascom – ma qui si dà fiato solo alla demagogia. Noi sosteniamo che si potrebbero sostenere i patti di filiera lasciando ad ognuno il proprio ambito operativo magari agevolando chi valorizza i prodotti tipici. Sarebbe una situazione “win – win” cioè buona sia per l’agricoltore che per il commerciante”.
“Invece – incalza Ilario Sattin, leader degli ambulanti dell’Ascom – da anni si preferisce far fare agli agricoltori i commercianti impreparati, col risultato di penalizzare le imprese tradizionali che infatti sono in affanno e finendo per penalizzare tutto il sistema economico nel suo complesso oltre che il consumatore, non sempre adeguatamente tutelato come hanno dimostrato le sanzioni comminate, anche nella nostra provincia, ad agricoltori che vendevano per propri prodotti acquistati al mercato ortofrutticolo”.

Paura della concorrenza?
“Nessuna paura della concorrenza – chiosa Bertin – ma chiediamo di poter competere ad armi pari, in primis sotto il profilo fiscale e del rispetto delle norme igienico sanitarie. Purtroppo così non è, e questo non è “sostegno alla filiera corta”, ma un colpo basso nei confronti di chi lavora senza “aiutini”.

 

Padova 25 agosto 2016

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