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ZILIO (ASCOM CONFCOMMERCIO PADOVA): “BENE, MA NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA”
Etichetta del “made in …” obbligatoria, non solo per i prodotti extra Ue ma anche per quelli fabbricati nell’Unione.
Intendiamoci: l’entrata in vigore, se tutto va bene, è ancora lontana. Non prima, infatti, del 2015. Ma ciò che ieri ha varato la Commissione Europea su iniziativa dei commissari all’industria, Antonio Tajani e alla salute e tutela dei consumatori Tonio Borg, è comunque un bel passo avanti soprattutto alla luce dello stop che, sul tema del “made in …” era stato posto nello scorso ottobre soprattutto per l’opposizione di Gran Bretagna, Olanda e Paesi Nordici e a causa dei dubbi sulla sua compatibilità con le regole del WTO.
“Non ci facciamo soverchie illusioni – commenta Fernando Zilio, presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova – anche perché siamo già stati “scottati”, però non vi è dubbio che fissare delle regole sull’etichettatura dei prodotti sia, oltre che necessario, anche urgente”.

Il provvedimento, una volta approvato, obbligherà tutti i produttori ad apporre l’indicazione d’origine. Per quelli comunitari si potrà scegliere se indicare il Paese (ad esempio, “made in Italy”) o solo il più generico “made in Europe”. Ma l’attenzione, ovviamente, oltre che essere rivolta alla valorizzazione dei nostri prodotti, è tutta orientata verso i prodotti extra Ue.
“Ciò che mi sembra significativo – aggiunge il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova – è che le proposte non giungono solo dal commissario all’industria ma anche da quello preposto alla tutela della salute a dimostrazione che la nostra battaglia contro la contraffazione sta colpendo nel segno”.

Impegnata da tempo a combattere l’illegalità connessa alla contraffazione e all’abusivismo, l’Ascom è però convinta che si debba fare di più.
“Il nostro recente convegno sui traffici illegali che a Padova si sono concentrati soprattutto in zona industriale – continua Zilio – ha evidenziato che la tutela del “made in Italy” deve anche poter abbracciare il settore agricolo sottoposto a contraffazioni che farebbero persino ridere se non fossero drammaticamente negative non solo per i nostri produttori agricoli ma anche per l’immagine stessa dell’Italia”.
Restano, infine, un paio di problemi che Zilio non fatica ad individuare.
“In primis resta da capire – chiede il presidente dell’Ascom – come ci si possa difendere da quello che è il “made in Italy” appannaggio però di produttori in massima parte cinesi insediati nel nostro Paese ma che poco hanno a che vedere con le nostre regole e, soprattutto, con i nostri standard di sicurezza e qualità. Ma resta anche da capire dove verrà posta l’asticella di quel “made in Italy” che è il made in Italy di chi ha delocalizzato e che porta il prodotto in Italia per un semplice assemblaggio finale”.
Insomma: l’imperativo è vigilare. Perché, come è noto, di buone intenzioni sono lastricate le strade che portano all’inferno, ma anche di lobbisti sono pieni i corridoi dei palazzi di Bruxelles e di Strasburgo.

PADOVA 14 FEBBRAIO 2013

 

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