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IL RAPPORTO SULLE ECONOMIE TERRITORIALI DI CONFCOMMERCIO VEDE UNA FORTE DIVARICAZIONE TRA NORD E SUD.
A PADOVA TERZIARIO PREPONDERANTE: APPARTENGONO A QUESTO SETTORE 51.220 IMPRESE (SU 98.700 TOTALI) E IL 63,9% DEI 421 MILA OCCUPATI

Viste da Padova e, più in generale dal Veneto e dal Nordest, sembrerebbero buone notizie.
Viste dal Sud e quindi, in ultima analisi, dall’Italia, appaiono pessime.
“Perché – come ha osservato questa mattina il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli in sede di presentazione del rapporto sulle economie territoriali – per vincere la partita della crescita, non puoi giocare con un uomo in meno, senza le risorse del Mezzogiorno”. 
Eloquente il titolo assegnato allo studio: ‘Nord Italia verso l’Europa, Sud altrove’ dove la crisi dell’Italia meridionale appare in tutta la sua gravità anche se incide un po’ meno nel commercio e nel turismo, settori che in quell’area riescono ancora a sostenere Pil, occupazione e consumi. Un comparto, per contro, che nel Nordest del Paese continua a dare buoni risultati e a Padova si conferma (come ampiamente “raccontato” nel corso del convegno che l’Ascom Confcommercio ha tenuto lo scorso 5 maggio al Palazzo della Ragione) non solo “primario”, ma anche trainante.
In effetti delle 98.700 imprese registrate a fine 2018 alla Camera di Commercio padovana, ben 51.220 sono terziarie, delle quali 23.954 appartengono al commercio (comprese le 10.346 del dettaglio), 5.497 ad alloggio e ristorazione, 21.769 ai servizi dove per servizi si intendono trasporti e magazzinaggio, servizi di informazione e comunicazione, attività immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, istruzione, sanità e assistenza sociale, attività artistiche, sportive e di intrattenimento.
“Tutti ambiti – sottolinea il presidente della Confcommercio padovana, Patrizio Bertin – rappresentati dalla nostra associazione e che costituiscono la quota largamente maggioritaria dell’occupazione nella nostra provincia”.
Dei 421mila occupati nel 2018 su una popolazione complessiva di 937mila abitanti, il terziario si attesta al 63,9% con commercio e turismo che coprono il 21,2% e le altre di attività di servizio il 42,7%.
“Nel nostro convegno di maggio – continua Bertin – abbiamo ben spiegato come, nel nostro territorio, sia in atto un’evoluzione del nostro comparto che, per la prima volta, ha visto i servizi superare, seppur di poco, il commercio ed il turismo crescere in maniera importante”.
Terziario padovano di gran lunga “comparto principe” visto che assomma al 52% del totale delle attività in essere a fronte di un’industria che si ferma al 26,1% e ad un’agricoltura che non va oltre il 12,3%.
Tutto questo nonostante sia in atto una contrazione che, in numeri assoluti, significano, nel 2018, 700 imprese in meno nel commercio (di cui 379 annoverabili al dettaglio), 163 nell’alloggio e ristorazione e 238 nei servizi.
“Ma ciò che più fa effetto – annota il presidente dell’Ascom Confcommercio – è il raffronto con il periodo pre-crisi, soprattutto se il raffronto avviene sull’occupazione”.
Nel 2008 il tasso di disoccupazione, a Padova e provincia, era fisiologico al 3,4%. Oggi è al 5,8%, percentuale ancora positiva ma zavorrata dalla disoccupazione giovanile che dal 10% del 2008 è schizzata al 26,1%.
Un problema, quello della disoccupazione che, visto a livello nazionale, si presenta in tutta la sua drammaticità.
Infatti, se guardiamo a quelli che la Ue ha definito obiettivi di Lisbona 2020, la Svezia, che per quella data dovrebbe essere all’80% dell’occupazione nella popolazione tra i 20 ed i 64 anni, già oggi è all’82,6%. I Paesi della Ue, nel loro complesso, dovrebbero raggiungere il 75% e già oggi sono al 73,2%.
E l’Italia? L’obiettivo è al 67% ma, al momento, siamo al 63% col Nordest che però si attesta ben al di sopra dell’obiettivo con un significativo 73%.
Infine due dati su quelli che sono il valore aggiunto e i consumi per abitante.
Nel periodo che va dal 2008 al 2014 il valore aggiunto pro capite a Padova è regredito dell’1,3%. Nel triennio 2015-2017 è cresciuto del 2% e nel 2018 dell’1,4%. 
“Purtroppo non è andata così per i consumi – conclude Bertin – perché se questi sono scesi della medesima percentuale del valore aggiunto nel periodo 2008-2014 (-1,3%) e sono cresciuti dello stesso +2% nel triennio 2015-2017, non è stato così per i consumi nel 2018 che si sono fermati ad un risicato +0,3%, addirittura al di sotto della media nazionale che è stata dello 0,9%. Questo significa che anche nel nostro territorio c’è poco da stare allegri e che se mai dovesse farsi strada la nefasta idea di un aumento dell’Iva, soprattutto per il commercio sarebbe un bagno di sangue”.

Dati Padova-Tabelle

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