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IL PRESIDENTE BERTIN: “LA NUOVA LEGGE SEMBRA QUASI UN FAVORE AL CAPORALATO”

Il governo fissa la data del referendum (voucher e appalti) al 28 maggio ma poi è lo stesso governo che, nel tentativo di depotenziare la consultazione sui voucher, punta al varo di una norma che superi il quesito referendario.
“Ma se i nuovi voucher dovessero essere quelli di cui di vocifera, ovvero solo quelli limitati alle famiglie e nemmeno più (come sembra l’orientamento governativo delle ultime ore) alle imprese senza dipendenti, allora è meglio che si vada al referendum”.
Il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin, è drastico.
“Si tratta di capirsi: regolamentare il lavoro accessorio è utile e direi anche doveroso per prevenire gli abusi, ma se non interverrà un’abolizione “tout court”, ciò che sembra farsi strada è una legge che farà ritornare all’economia sommersa la maggior parte delle prestazioni lavorative che oggi sono rese attraverso i buoni lavoro. Posso dirla tutta? Sembra quasi un regalo ai caporali per cui, dal momento che noi siamo contrari al caporalato, meglio che a scegliere siano i cittadini attraverso il referendum. Vorrà dire che, sull’altare dell’ideologia, immoleremo un’esperienza che ha presentato sicuramente delle distorsioni ma che ha anche permesso a molti lavoratori di essere regolarmente retribuiti e assicurati contro gli infortuni”.
Il problema è che l’impostazione data dai referendari non solo non tiene conto del contesto sociale ed economico, nazionale ed internazionale completamente mutato, ma adombra l’idea che i voucher siano di per se stessi un abuso, nonostante l’analisi dei dati dimostri l’occasionalità della quasi totalità delle casistiche”.
“Escludere di fatto le imprese dall’utilizzo dei voucher – continua Bertin – lascerà senza risposte tutte quelle prestazioni occasionali che nelle imprese non possono essere inquadrate in rapporti di lavoro tradizionale”.
In altre parole il timore dell’Ascom è che una limitazione troppo spinta dell’uso dei voucher (o la sua abolizione) non riesca a far emergere occasioni di lavoro (si pensi solo a quello occasionale del sabato sera nei ristoranti), tolga un’opportunità di guadagno legale, regolamentato e tracciato e favorisca il ritorno al “nero”.
“Ecco perché – conclude Bertin – a questo punto, soprattutto se non si dovesse andare verso un provvedimento che abolisce i voucher, è molto meglio il referendum rispetto ad una legge pasticciata che getterebbe il bambino assieme all’acqua sporca!”
Padova 16 marzo 2017

 

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